L’impegno verso il bene comune dovrebbe guidare sempre le scelte di un politico perché, se è vero che la politica è la scienza e l’arte di governare, colui che ne esercita il potere dovrebbe farlo sempre tenendo conto di chi gli ha conferito quel mandato.
Ma non sempre è così. La politica è fatta anche di equilibri precari, imposizioni dall’alto, manovre sottili che non sempre avvengono alla luce del sole.
Così accade che, mentre si paventano crisi istituzionali, i giochi di potere fanno fare passi indietro e passi in avanti a seconda delle necessità.
In questa bizzarra danza di posizioni e colpi di scena sembra di avere a che fare con delle pedine in mano a dei giocatori, piuttosto che a dei rappresentanti di cittadini eletti per garantire stabilità e realizzare programmi.
E i cittadini… sono chiamati a essere spettatori di uno spettacolo grottesco dove alcuni perdono la poltrona, mentre altri la salvano, ma a che prezzo?
Perché se la politica dimentica il bene comune, non perde solo credibilità: perde la sua stessa ragion d’essere.

