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DIFFAMAZIONE A MEZZO STAMPA: IL TRIBUNALE DI COSENZA CONDANNA GABRIELE CARCHIDI PER GLI ATTACCHI SCOMPOSTI CON

05-11-2026 14:58

Redazione

cronaca, politica,

DIFFAMAZIONE A MEZZO STAMPA: IL TRIBUNALE DI COSENZA CONDANNA GABRIELE CARCHIDI PER GLI ATTACCHI SCOMPOSTI CONTRO L'AMMINISTRAZIONE E IL SINDACO DI TROPEA

DIFFAMAZIONE A MEZZO STAMPA: IL TRIBUNALE DI COSENZA CONDANNA GABRIELE CARCHIDI PER GLI ATTACCHI SCOMPOSTI CONTRO L'AMMINISTRAZIONE E IL SINDACO DI TR

 

 

DIFFAMAZIONE A MEZZO STAMPA: IL TRIBUNALE DI COSENZA CONDANNA GABRIELE CARCHIDI PER GLI ATTACCHI SCOMPOSTI CONTRO L'AMMINISTRAZIONE E IL SINDACO DI TROPEA

 

 

COSENZA– Una sentenza che ristabilisce la verità e tutela le istituzioni da campagne di disinformazione e delegittimazione sistematica. Il Tribunale Penale di Cosenza, nella persona del Giudice dott.ssa Caterina Tartaro, all'udienza del 4 novembre 2026, ha emesso una sentenza di condanna nei confronti di Gabriele Carchidi, direttore responsabile della testata online "Iacchitè".

 

Il direttore è stato giudicato colpevole del reato di diffamazione aggravata a mezzo stampa (art. 595, commi 2 e 3 c.p.) in seguito alle gravi e infamanti accuse rivolte nel settembre del 2022 al Sindaco di Tropea, Giovanni Macrì. Al centro della vicenda vi era un articolo dal taglio fortemente denigratorio volto a colpire l'operato politico e amministrativo del Sindaco, strumentalizzando falsamente presunte spese di rappresentanza e l'utilizzo dei fondi della comunità.

 

La giustizia ha così smascherato l'ennesimo tentativo di aggressione mediatica perpetrato attraverso la gogna digitale, infliggendo a Carchidi la condanna al pagamento di una multa di 900,00 euro e delle spese processuali. Il giudice ha inoltre disposto la condanna dell'imputato al risarcimento dei danni in favore della parte civile — da quantificarsi in sede civile — oltre alla rifusione delle spese legali quantificate in 1.800,00 euro oltre accessori di legge.

 

Questa pronuncia rappresenta un tassello fondamentale a tutela della dignità istituzionale e della correttezza del dibattito politico, confermando che la libertà di stampa non può mai trasformarsi in licenza di diffamazione e aggressione personale.

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