CORIGLIANO-ROSSANO – Il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi esprime solidarietà nei confronti della dott.ssa Maria Pompea Bernardi a seguito delle dimissioni da referente sanitario dell'ASP di Cosenza.
“Al netto di come chiunque di noi, nei diversi ruoli, giudichi l'operato del management sanitario provinciale, è quanto mai evidente che le dimissioni di uno dei punti di riferimento della nuova organizzazione dell'Azienda Sanitaria non siano state causate da ragioni personali o puramente professionali”, scrive il sindaco.
“Al contrario tale scelta è palesemente frutto dell'ignobile contesto creato dall'attuale assetto di potere nell'ambito sanitario, con particolare riferimento alla Giunta regionale; un contesto che evidentemente porta la “politica” (con la p molto minuscola) ad essere abusivamente invasiva rispetto alle competenze di carattere manageriale, organizzativo e medico, ed a farlo con tanta incompetenza da essere persino contraddittoria all'interno dello stesso schieramento politico”.
“Quanto accaduto conferma quanto ho già denunciato poche ore prima delle dimissioni della dott.ssa Bernardi: la Sanità, al pari e più di altri settori come Agricoltura e Welfare, non è più un tema oggetto di lavoro per migliorare le drammatiche condizioni dei calabresi, ma è diventato un limone da spremere fino all'ultima goccia esclusivamente per logiche di consenso e di potere”.
“È questa la vera ragione per la quale l'articolazione sanitaria regionale è divenuta ormai un disastro, peggiorato verticalmente negli anni della gestione del Commissario di se stesso, Occhiuto, dagli ospedali, all'edilizia sanitaria passando per i servizi territoriali, ed è ciò che ogni calabrese ormai constata giorno dopo giorno”.
“Serve avere il coraggio per destrutturare la sanità centralizzata e privatizzata, costruita negli ultimi decenni e barbarizzata dagli ultimi anni di centrodestra, ricostruendo una sanità di prossimità e dei territori che sia sottoposta al controllo sociale delle comunità e che abbia, finalmente, l'obiettivo di curare la nostra gente e non quello di alimentare strutture di potere” conclude.


