SIBARI - Dopo anni trascorsi lontano dalla loro terra, nascosti nelle pieghe oscure del traffico illecito, 46 reperti archeologici tornano finalmente a casa. Un rientro carico di significato, che restituisce alla collettività frammenti autentici di storia e identità.
La consegna ufficiale è avvenuta a Cosenza, nella suggestiva Sala Leone di Palazzo Arnone, durante la cerimonia legata all’operazione “Achei”. I Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale hanno affidato i reperti al Direttore dei Parchi Archeologici di Crotone e Sibari, Filippo Demma, segnando la conclusione di un’importante azione di recupero.
Vasi, monete e frammenti architettonici: testimonianze preziose sottratte a un circuito illegale che, per anni, ha alimentato scavi clandestini nel territorio crotonese. L’indagine, avviata nel 2019 dalla Procura della Repubblica di Crotone, ha infatti portato alla luce un sistema organizzato di traffico internazionale di beni culturali, restituendo dignità e contesto a reperti che rischiavano di essere dispersi per sempre.
Ora si apre una nuova fase. Gli oggetti saranno catalogati e studiati, permettendo agli archeologi di ricostruirne provenienza e significato. Successivamente, entreranno a far parte dei nuovi allestimenti museali di Sibari e Crotone, dove troveranno spazio in sezioni dedicate all’“Archeologia Salvata”.
Non si tratta solo di un recupero materiale, ma di un gesto che riafferma il valore della memoria condivisa. Ogni reperto restituito è una storia che torna a essere raccontata, un legame ricucito tra passato e presente, tra territorio e comunità.


