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IL MERANO WINE FESTIVAL RITORNA A CIRÒ

15-04-2026 16:38

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IL MERANO WINE FESTIVAL RITORNA A CIRÒ

L’evento, in programma dal 7 al 9 giugno, conferma il borgo come piattaforma internazionale del vino e dell’identità

CIRÒ – “Venite a scoprire Cirò, perché qui il vino non è soltanto un prodotto ma una radice profonda che racconta storia, identità e appartenenza”.

 

È, in sintesi, l’invito che arriva dal patron del Merano WineFestival Helmuth Köcher, affascinato dalla capacità di questa terra di tenere insieme il genio universale di Luigi Lilio e la forza produttiva del vino in un’unica narrazione autentica. Un appello che diventa oggi messaggio strategico per una Calabria che cambia passo e che, anche grazie all’azione dell’assessore regionale Gianluca Gallo, sta dimostrando come proprio dai territori considerati periferici possa partire una nuova centralità competitiva. In questo solco si inserisce il ritorno del Merano Wine Festival a Cirò, in programma dal 7 al 9 giugno, che conferma il borgo come piattaforma internazionale del vino e dell’identità.

 

A rilanciare e spiegare appello e messaggio di Köcher è il sindaco Mario Sculco, intervenuto a margine del talk Il Merano Wine Festival a Cirò, tenutosi nella giornata inaugurale del 58° Vinitaly a Verona, all’interno del Padiglione 12 Calabria – Dove tutto è cominciato; un momento di confronto qualificato, moderato dal giornalista Rai Massimiliano Ossini, che ha visto la partecipazione, insieme a Sculco e all’assessore Gallo, dello stesso Köcher con i sindaci di Cirò Marina e Melissa e del consigliere regionale Sergio Ferrari. Sculco ha rinnovato il ringraziamento oltre che a Gallo anche al presidente Roberto Occhiuto ed al direttore generale di ARSAC Fulvia Caligiuri per aver costruito un modello di promozione che tiene insieme produzione, racconto e visione, dentro una rinnovata attenzione nazionale e internazionale verso il sistema Calabria.

 

“A Cirò – ha detto Köcher nelle sue diverse interviste dal Vinitaly – il vino non è soltanto un prodotto, ma una radice profonda, quasi incorporata nel territorio e nella vita della comunità, da ricercare, conoscere e assaporare per coglierne tutte le peculiarità. E questa dimensione, fatta di identità e appartenenza, rappresenta il vero motore della Calabria e il tratto distintivo di un territorio che trova nel vino non solo un’eccellenza, ma un credo condiviso e una chiave di lettura per raccontarsi al mondo”.

 

Un messaggio potente che conferma e rafforza l’azione strategica messa in campo dall’assessore Gallo con Arsac e che – ribadisce Sculco – ha il merito di fissare un punto politico e culturale preciso e rivoluzionario perché ridisegna una Calabria del vino è arrivata a Vinitaly con una consapevolezza diversa, quella di una terra che ha smesso di considerarsi residuale e sta imparando a raccontare il proprio valore. Non solo. Con Vinitaly and the city a Sybaris – aggiunge – la Calabria è diventata un modello replicabile, come ha riconosciuto lo stesso presidente di Veronafiere Federico Bricolo”.

 

L’auspicio – prosegue il Primo Cittadino – è che le prossime edizioni del Merano WineFestival possano trovare casa anche nell’imponente cornice del Castello Carafa che domina il centro storico, una volta restituito pienamente a una funzione coerente con il suo valore architettonico e simbolico. Sarebbe il compimento naturale di questo percorso: ospitare una grande manifestazione internazionale dentro un luogo che domina Cirò, facendone allo stesso tempo scenario, racconto e promessa”.

 

“Il riposizionamento competitivo della Calabria Straordinaria – ha concluso Sculco – passa dal superamento di un turismo esclusivamente balneare verso un turismo esperienziale, capace di integrare mare, entroterra, biodiversità, ruralità e identità territoriali. Ed è esattamente questa la strada che abbiamo intrapreso con convinzione anche a Cirò, come costruenda destinazione di spirito, legando il vino al centro storico, ai nostri 4 musei, ai paesaggi, alla cultura, ai valori, alla storia locale che con Lilio si fa universale ed alla forza di una narrazione identitaria e distintiva che può e deve emozionare i viaggiatori del nuovo Grand Tour contemporaneo”.