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SARACENA WINE FEST, INAUGURATA LA PRIMA CASA DEL MOSCATO IN ITALIA

12-05-2026 15:23

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SARACENA WINE FEST, INAUGURATA LA PRIMA CASA DEL MOSCATO IN ITALIA

L’Assessore Gallo rilancia il valore dei prodotti di nicchia: “La qualità, per generare futuro, deve essere riconosciuta anche nel suo giusto valore economico”

SARACENA – Il Moscato di Saracena è uno di quei prodotti di nicchia che il mondo ci invidia e che dimostrano quanto l’ambizione alla qualità funzioni. Ma la qualità, per generare futuro, deve essere riconosciuta anche nel suo giusto valore economico. Identità, metodo unico, rarità produttiva e prodotto-territorio devono camminare insieme ad una più matura evoluzione dei prezzi. Solo così anche il vino e più in generale l’agricoltura calabrese, come lo è stato l’olio per le generazioni passate, può tornare ad essere ascensore sociale per le nuove generazioni.

 

È questo il messaggio rilanciato dall’Assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo, che insieme al Sindaco Renzo Russo ha tenuto a battesimo la Casa del Moscato di Saracena, l’unica in Italia dedicata ad un Moscato, inaugurata nel cuore del centro storico, nell’ex Municipio di Piazza Senatore, nell’ambito della dodicesima edizione del Saracena Wine Festival. Una giornata di festa e partecipazione, con il borgo stracolmo di cittadini e visitatori, produttori, rappresentanti istituzionali, operatori e visitatori arrivati da tutto il territorio per rendere omaggio a uno dei Marcatori Identitari Distintivi più importanti della Calabria Straordinaria.

 

La Casa del Moscato, come ha sottolineato l’Assessore Gallo, sarà la casa di tutti i produttori di un vino unico, tipico e identitario, che da Saracena può contribuire insieme ad altri MID a raccontare e promuovere la Calabria nel mondo come destinazione esperienziale. La Regione ha voluto sostenere questo percorso perché attorno alle produzioni agricole di qualità si può costruire economia, reputazione e futuro. Il punto è fare in modo che il valore culturale e identitario trovi anche una coerente traduzione commerciale. I prodotti di nicchia hanno un valore differente e devono essere raccontati, posizionati e remunerati in maniera adeguata.

 

L’esperienza recente di Tenuta del Travale, premiata al Vinitaly, su indicazione proprio dell’Assessore Gallo, con il riconoscimento Angelo Betti e raccontata dal Gambero Rosso come una delle nuove eccellenze della vitivinicoltura calabrese, dimostra che anche in Calabria una produzione identitaria, piccola e di altissima qualità può diventare riferimento autorevole del mercato enologico. È un metodo replicabile anche per il Moscato di Saracena, a condizione che questo vino venga promosso non solo come prodotto del territorio, ma come prodotto-territorio: sintesi viva di paesaggio, famiglie, metodo, memoria agricola, comunità e destinazione.

 

Per il Sindaco Renzo Russo l’apertura di questo nuovo presidio rappresenta un passaggio storico nel percorso di costruzione della Destinazione Saracena. L’ex municipio diventa oggi luogo di narrazione, accoglienza, di cooeprazione tra produttori, formazione, degustazione e divulgazione del vino simbolo della comunità. È un ulteriore tassello – ricorda il Primo cittadino – accanto alla Pinacoteca Andrea Alfano, agli Orti di Vincenzo Fioravanti, alla Chiesetta di Ara Coeli, al centro storico e al patrimonio naturalistico, artistico e culturale che Saracena sta mettendo a sistema.

Nel corso della serata che ha visto la partecipazione di Peppone Calabrese, della Presidente della Commissione Agricoltura Elisabetta Santoianni, del Direttore Generale ARSAC Fulvia Michela Caligiuri, del Presidente del Parco Nazionale del Pollino Luigi Lirangi, del Presidente del GAL Pollino Sviluppo Mimmo Pappaterra è stato presentato anche il volume Il Moscato di Saracena – Storie di donne e di uomini di Saveria Sesto, edito da Rubbettino, già protagonista al Vinitaly di Verona. Si tratta di un’antologia dedicata ad un vino raro nel panorama italiano, costruita attorno alle storie dei produttori, al metodo di produzione, alle contaminazioni gastronomiche e alla necessità di tutelare una tradizione che trova nella Casa appena inaugurata il luogo ideale per parlare a winelover, sommelier, ristoratori e appassionati.

 

Tra le testimonianze più significative quella di Luigi Viola, Presidente dell’associazione dei produttori che ha ricordato la particolarità del procedimento produttivo: la bollitura del mosto ottenuto da Guarnaccia e Malvasia e l’impiego delle uve Moscatello di Saracena e Doraca lasciate appassire, selezionate manualmente chicco per chicco e poi unite al mosto cotto per attivare la fermentazione e conferire profumi straordinari. Una tecnica domestica, antica e irripetibile che rischiava di perdersi con l’emigrazione e che, dalla scelta pionieristica di commercializzarla nel 1999, è oggi diventata sistema produttivo in crescita.

 

Per il Direttore generale di ARSAC Fulvia Michela Caligiuri, la Casa del Moscato e il libro rappresentano un doppio dono al territorio: da una parte un luogo fisico di unione tra produttori, dall’altra uno strumento culturale per raccontare una storia collettiva. Il Moscato di Saracena – ha evidenziato – dimostra come attraverso le eccellenze agroalimentari si possa promuovere l’intero territorio, generando opportunità non solo per le aziende, ma anche per cittadini, amministratori e comunità.

 

La giornata ha restituito l’immagine di un borgo vivo, attraversato da presenze, entusiasmo e senso di appartenenza. Dal cuore del centro storico, Saracena ha condiviso la forza delle relazioni umane, l’energia della storia, la qualità delle produzioni e la bellezza delle tradizioni. La Casa del Moscato nasce così come infrastruttura identitaria della nuova strategia comunale: non un museo statico, ma un luogo permanente in cui il vino diventa esperienza, accoglienza e racconto.

 

Il progetto proseguirà anche fuori dai confini locali, con la nuova tappa di promozione del volume di Saveria Sesto al Salone Internazionale del Libro di Torino, in un evento promosso da Rubbettino Editore. Un ulteriore passaggio che conferma la capacità del Moscato di Saracena di parlare ad un pubblico più ampio, portando nel mondo il racconto di una comunità che non si limita a custodire la propria identità, ma la trasforma in sviluppo, reputazione e futuro.