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SCHIAVONEA, IL MARE SI FERMA E ALZA LA VOCE: PESCATORI IN PROTESTA CONTRO IL CARO CARBURANTE

20-04-2026 12:29

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SCHIAVONEA, IL MARE SI FERMA E ALZA LA VOCE: PESCATORI IN PROTESTA CONTRO IL CARO CARBURANTE

Dalla mattinata di oggi la marineria di Schiavonea, insieme a quelle della fascia jonica, si è fermata per protestare contro l’aumento dei costi del gasolio

CORIGLIANO-ROSSANO - Al porto di Schiavonea oggi non c’è solo il mare: c’è la voce di chi chiede di essere ascoltato. Dalle ore 10 di questa mattina è partita la mobilitazione che coinvolge la marineria locale insieme ad altre realtà della fascia jonica, tra cui Cariati e Cirò Marina.

 

Il fermo si inserisce in una giornata di protesta che interessa il comparto pesca a livello nazionale, contro il forte aumento dei costi del carburante. Una situazione che sta mettendo in seria difficoltà un settore già fragile.

 

I numeri raccontano una crisi profonda: dai 62 pescherecci di un tempo, oggi ne restano poco più di 40. Un ridimensionamento che non è solo economico, ma sociale. Dietro ogni imbarcazione ci sono famiglie, storie e tradizioni che rischiano di scomparire.

A raccogliere il grido d’allarme è anche l’avvocato Giuseppe Leonardo De Luca, in rappresentanza del sindacato NASpI per la piccola pesca: “Non si può lasciare sola una comunità che vive di mare”. Un appello diretto alle istituzioni, affinché arrivino risposte e interventi concreti.

 

Il rumore delle onde oggi si mescola a quello della protesta. I pescatori incrociano le braccia, non per scelta ma per necessità. “Stiamo pagando il prezzo di una guerra che non ci riguarda”, afferma Ignazio Gentile, armatore di due cooperative. Parole che fotografano una realtà fatta di barche ferme, famiglie in difficoltà e un futuro sempre più incerto. La richiesta è chiara: servono aiuti immediati e un decreto urgente.

 

Dalla marineria di Cariati arriva anche la testimonianza di Paturzi Giuseppe: “Il costo del gasolio è raddoppiato. Supera il guadagno. Non si può lavorare in perdita”. Un concetto semplice quanto drammatico, che evidenzia una spirale difficile da spezzare. “È una catena”, aggiunge, riferendosi all’aumento dei costi che ricade su ogni aspetto della vita quotidiana.

 

Il mare, che da sempre rappresenta lavoro e identità, oggi diventa simbolo di una crisi che non può più essere ignorata. La richiesta che arriva dai pescatori è unanime: attenzione, sostegno e interventi immediati per salvare un comparto fondamentale per l’economia e la cultura del territorio.