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OSPEDALE SIBARITIDE, “RISCHIA DI TRASFORMARSI IN UNA MONUMENTALE SCATOLA VUOTA”

04-06-2026 14:45

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OSPEDALE SIBARITIDE, “RISCHIA DI TRASFORMARSI IN UNA MONUMENTALE SCATOLA VUOTA”

Lo affermano i consiglieri comunali di maggioranza di Corigliano-Rossano: “La gestione dei presidi ospedalieri cittadini è precipitata in un caos inaccettabile”

CORIGLIANO-ROSSANO – Pubblichiamo di seguito la nota stampa a firma dei Consiglieri comunali di maggioranza di Corigliano-Rossano.

“Il diritto alla salute nella Sibaritide si trova oggi a un punto di svolta decisivo, sospeso tra la promessa di una struttura all’avanguardia e il rischio concreto di un fallimento gestionale senza precedenti.

 

Il fulcro del dibattito è il nuovo Ospedale della Sibaritide, un’opera dal valore economico imponente che, nonostante sia ormai prossima al completamento strutturale, rischia di trasformarsi in una monumentale scatola vuota. Il passaggio dal cantiere all'operatività clinica è infatti frenato da mancanze infrastrutturali basilari: il completamento dei sottoservizi, l’efficienza della rete idrica, il sistema di depurazione e una viabilità d’accesso adeguata restano nodi irrisolti che declassano un’eccellenza tecnologica a mera scenografia istituzionale.

 

Questa fragilità materiale si intreccia con una crisi del capitale umano definita inaccettabile. Il nuovo presidio dovrebbe servire la vasta popolazione del territorio, ma si scontra con una carenza cronica di figure chiave. Unità operative fondamentali — tra cui ginecologia, pediatria, chirurgia e medicina d’urgenza — sono prive di direzioni stabili da lungo tempo, spesso affidate a incarichi temporanei che minano la continuità assistenziale. Particolarmente drammatica è la situazione dell'emergenza-urgenza: la regione soffre di una carenza strutturale di medici di pronto soccorso, anestesisti e personale del sistema di soccorso territoriale, costringendo il sistema a reggersi su turni massacranti e sul ricorso a cooperative esterne, mettendo a rischio i servizi salva-vita proprio nel momento del passaggio alla nuova struttura.

 

La gestione dei presidi ospedalieri di Corigliano e Rossano è precipitata in un caos inaccettabile, vittima di un "ping-pong sanitario" amministrato sulla pelle dei cittadini che dura da troppo tempo.

Denunciamo con forza una gestione priva di ogni visione strategica, dove reparti e servizi vengono spostati e accorpati con decisioni spesso riviste nel giro di poche ore, alimentando solo tensioni territoriali e una profonda sfiducia nelle istituzioni. Poniamo una domanda chiara e non più differibile: se l’apertura del nuovo Ospedale della Sibaritide è davvero imminente, qual è la ragione logica di questo continuo e costoso rimescolamento delle unità operative? Se invece la nuova struttura non è pronta, pretendiamo di conoscere la verità sui tempi reali necessari a superare i nodi che la tengono ancora bloccata, a partire dai sottoservizi e dalla rete idrica.

 

 Non accetteremo più soluzioni temporanee o inaugurazioni simboliche mentre mancano servizi essenziali e personale. La salute è un diritto unitario e il territorio esige risposte certe e un cronoprogramma pubblico e verificabile, ponendo fine allo svuotamento anticipato dei presidi esistenti.

 

Se lo sguardo si allarga al contesto regionale, il quadro diventa ancora più cupo a causa dei forti ritardi nella rete territoriale legata ai fondi nazionali. Mentre altre aree del Paese avanzano nell'attivazione di Case e Ospedali della Comunità, la realtà calabrese registra una distanza preoccupante dalla media nazionale, con una presenza di strutture operative estremamente esigua rispetto a quanto programmato. Anche sul fronte della digitalizzazione, la regione occupa gli ultimi posti: l'utilizzo del Fascicolo Sanitario Elettronico è limitato a una minima parte della popolazione e degli operatori, rendendo la continuità assistenziale digitale pressoché inesistente e isolando i medici di medicina generale dal resto della rete clinica.

 

L'insufficienza dei servizi si riflette in modo brutale sulla vita dei pazienti più fragili. L'assistenza domiciliare di alto livello è sostanzialmente carente o discontinua, costringendo malati non trasportabili a rinunciare alle cure o a pagare privatamente prestazioni diagnostiche essenziali. Questa debolezza strutturale spinge i cittadini verso una migrazione sanitaria obbligata: un esborso economico insostenibile per le casse regionali che costringe una fetta consistente della popolazione a curarsi altrove, affrontando non solo costi ingenti, ma anche un impatto psicologico devastante per le famiglie.

 

In questo scenario, l’ipotesi dell'autonomia differenziata appare come una minaccia esistenziale. Senza una reale armonizzazione dei servizi e il raggiungimento degli standard minimi di assistenza, un’ulteriore regionalizzazione rischierebbe di istituzionalizzare le attuali disuguaglianze, condannando il territorio a una sanità dipendente solo dalle proprie limitate capacità economiche.

Restituire dignità alla sanità calabrese non significa dunque solo completare un edificio, ma attuare un piano straordinario di assunzioni, coprire i primariati vacanti e potenziare la medicina territoriale attraverso la trasparenza dei cronoprogrammi e il rafforzamento dei servizi di emergenza.

Solo superando la frammentazione si potrà evitare che il nuovo ospedale resti una promessa sospesa, garantendo finalmente il diritto dei cittadini a curarsi con dignità nella propria terra, senza abituarsi all'idea che per ricevere cure adeguate sia necessario emigrare” concludono.