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PINA AMARELLI, LADY LIQUIRIZIA TRA LE PROTAGONISTE DEL MADE IN ITALY AL FEMMINILE

06-07-2026 16:13

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PINA AMARELLI, LADY LIQUIRIZIA TRA LE PROTAGONISTE DEL MADE IN ITALY AL FEMMINILE

Il progetto promosso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha raccontato le storie di oltre cento donne imprenditrici

CORIGLIANO-ROSSANO – Le imprese familiari hanno il dovere di lasciare qualcosa che vada oltre il successo economico: offrire esempi, generare riflessioni, costruire crescita sostenibile per i territori e preparare il futuro delle nuove generazioni. È il messaggio che ha accompagnato la presenza di Pina Amarelli nella mostra itinerante Made in Italy. Impresa al femminile, il progetto promosso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) che, dopo Milano, Torino e Campobasso, ha concluso il suo tour nazionale a Napoli, raccontando le storie di oltre cento donne che hanno contribuito a costruire l’identità produttiva del Paese.

 

La giornata conclusiva si è tenuta al Real Albergo dei Poveri di Napoli, storico complesso settecentesco nato per accogliere donne, bambini e persone in difficoltà e che nel tempo ha ospitato anche attività artigianali e produttive. Una scelta non casuale per ospitare il forum degli Stati Generali delle Donne e la presentazione del Report Economia, sviluppo sostenibile, equità e territori, documento che restituisce una mappatura del valore economico e sociale dell’imprenditoria femminile italiana. L’iniziativa è stata realizzata dal MIMIT, in collaborazione con la Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro e la Fondazione Marisa Bellisario, con il supporto tecnico di Invitalia nell’ambito del programma Imprenditoria Femminile finanziato con le risorse del PNRR e del Next Generation EU.

 

Tra le cento storie raccontate dal percorso espositivo figura anche quella di Pina Mengano Amarelli, Lady Liquirizia, Cavaliere del Lavoro da vent’anni e da venticinque anni insignita della Mela d’Oro della Fondazione Marisa Bellisario. Fotografie, oggetti iconici, filmati e testimonianze ripercorrono un’esperienza imprenditoriale che ha saputo trasformare la radice di glycyrrhiza  in un simbolo internazionale dell’italianità, facendo della Calabria un luogo identificabile nel mondo per qualità, identità e cultura d’impresa.

 

Nel corso dei lavori, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha ribadito come l’imprenditoria femminile rappresenti oggi uno dei pilastri dell’economia italiana e meriti attenzione e ulteriore consolidamento. Una visione che trova piena corrispondenza nella storia Amarelli, dove la leadership femminile ha dimostrato di saper coniugare innovazione, sensibilità sociale, ricerca e attenzione alla persona, anche in una fase economica complessa.

 

L’esperienza di Pina Amarelli raccontata nella mostra non si esaurisce nel perimetro aziendale. Da anni, infatti, il nome Amarelli è legato a iniziative di responsabilità sociale, al sostegno di progetti educativi, culturali e sanitari e ad un’attenzione particolare verso il mondo dell’infanzia e della fragilità. Un impegno che trova espressione anche nell’interesse e nella vicinanza all’unico ospedale pediatrico del Mezzogiorno e nella convinzione che l’impresa debba sempre restituire qualcosa ai territori e alle comunità in cui opera.

 

La presenza di Pina Amarelli nel percorso espositivo del Ministero è anche il riconoscimento ad una storia imprenditoriale che dal 1731 continua a raccontare il Paese attraverso il lavoro, la cultura e l’identità. La Fabbrica della Liquirizia, il Museo Giorgio Amarelli, l’Archivio Storico di Famiglia e i due Marcatori Identitari Distintivi (MID) della Calabria Straordinaria – la Liquirizia di Calabria e il Concio, primo sistema di estrazione industriale del succo dalla radice – testimoniano una capacità rara di trasformare una tradizione locale in un patrimonio universale.

 

Alla tappa conclusiva di Napoli hanno preso parte, tra gli altri, Maria Lippiello, coordinatrice della Regione Campania per gli Stati Generali delle Donne, Laura Valente per la Casa del Made in Italy di Napoli e Mirella Ferlazzo, componente del Comitato Scientifico degli Stati Generali delle Donne. Una cornice istituzionale che ha confermato come il Made in Italy al femminile non sia soltanto una storia di imprese di successo, ma anche un modello di sviluppo fondato sulla competenza, sulla responsabilità e sulla capacità delle donne di generare valore economico e umano. 

 

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