AMENDOLARA – Escludere le aggravanti della crudeltà, della premeditazione e dei futili motivi e sostituire la custodia cautelare in carcere con una misura meno afflittiva. Sono le richieste avanzate dalla difesa dei due cittadini pakistani arrestati nell’ambito dell’inchiesta sulla strage di Amendolara, nella quale il primo giugno scorso hanno perso la vita quattro braccianti agricoli.
Il Tribunale di Catanzaro è chiamato a pronunciarsi sulla legittimità e sulla proporzionalità della misura cautelare attualmente applicata ai due indagati. I legali hanno inoltre sostenuto una diversa qualificazione giuridica dei fatti rispetto a quella ipotizzata dalla Procura, contestando alcuni punti dell’impianto accusatorio.
Raza Ali e Ahmed Safeer restano accusati di omicidio volontario plurimo aggravato. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbero impedito ai braccianti di mettersi in salvo bloccando dall’esterno le portiere del minivan che, poco dopo, sarebbe stato avvolto dalle fiamme. Tra gli elementi ritenuti centrali dall’accusa figurano le immagini dei sistemi di videosorveglianza e le dichiarazioni dell’unico sopravvissuto, un cittadino afghano che sarebbe riuscito a fuggire attraverso il vano posteriore del mezzo.
La decisione del Tribunale del Riesame è attesa nei prossimi giorni, mentre proseguono sia le indagini difensive sia gli accertamenti disposti dalla magistratura.
Resta intanto l’attesa delle famiglie delle vittime. I parenti di Ullah, Safi e Amin hanno raggiunto Amendolara dalle città europee in cui risiedono per sottoporsi ai prelievi necessari agli esami del Dna, indispensabili per il riconoscimento ufficiale delle salme. I familiari di Waseem, impossibilitati a raggiungere la Calabria, attendono invece il completamento delle procedure che consentiranno il rimpatrio della salma nel Paese d’origine.
(fonte TenOnlineTv)


