CORIGLIANO-ROSSANO – Fare la fila per salire su una giostra, scambiare due chiacchiere con chi è davanti o dietro, vivere l’adrenalina del gioco in sicurezza: che sia l’altezza, la velocità o un movimento particolare. Divertirsi con gli amici condividendo un’esperienza reale, guardandosi negli occhi, ridendo, abbracciandosi.
Sembra tutto semplice, eppure è qualcosa di speciale. Una magia, quella delle giostre, che oggi sembra lentamente svanire, perché sempre più spesso si preferisce il mondo virtuale a quello reale. Il battito accelera per un like su Facebook o sui social, più che per l’emozione di un giro in giostra.
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Ne abbiamo parlato con Piero Gulino, giostraio da sempre. «Il mondo delle giostre è incanto, magia, divertimento. Oggi sta pian piano svanendo. I ragazzi giocano e si divertono fino ai 13, massimo 14 anni, poi si sentono già adulti e la magia si perde», racconta.
Ragazzi che crescono troppo in fretta, con lo sguardo spesso catturato dagli smartphone, incapaci di cogliere fino in fondo la semplicità del gioco all’aria aperta.
Un mondo, quello dello “spettacolo viaggiante”, che Piero conosce bene e che appartiene alla sua storia familiare: «La mia è una delle famiglie circensi più antiche. Le nostre radici affondano nella Sicilia del 1810». Con orgoglio ricorda anche la nonna, legata a uno dei cognomi storici del circo italiano: «Si chiamava Zavatta Margherita».

Nel 1976 la famiglia cambia direzione e si avvicina al mondo delle giostre; nel 1992, a soli 18 anni, Piero ne prende le redini. «Il nostro è un lavoro che si tramanda di generazione in generazione e non escludo che anche mio figlio, finiti gli studi, possa seguire le mie orme», aggiunge.
Nell’area urbana di Rossano, a Sant’Angelo, Piero ha portato diverse attrazioni per grandi e piccoli: dal trenino ai gonfiabili, dal jumping all’autoscontro, fino alla giostra a seggiolini. Eppure, il richiamo delle giostre non è più quello di una volta. «Un tempo il giro in giostra era atteso, sognato, agognato soprattutto dai ragazzi. Oggi il loro mondo è pieno di schermi e si è persa la voglia e l’entusiasmo del gioco», osserva.
E allora resta una domanda sospesa, che va oltre il racconto di Piero: siamo davvero sicuri che uno schermo possa sostituire il valore di un’esperienza vissuta? Forse la risposta si trova proprio lì, tra una risata in fila e una giostra che gira: nel tempo semplice e reale che nessun display potrà mai replicare.
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(articolo di Giusi Grilletta)

