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LA FAMIGLIA DI MARIA IDA DOPO L’AGGRESSIONE: “NESSUNA RAGAZZA DOVREBBE AVERE PAURA DI DIRE NO”

03-06-2026 17:25

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LA FAMIGLIA DI MARIA IDA DOPO L’AGGRESSIONE: “NESSUNA RAGAZZA DOVREBBE AVERE PAURA DI DIRE NO”

La madre e la zia della 28enne di Terranova da Sibari raccontano il dolore, lo shock e la richiesta di giustizia dopo l’aggressione subita

TERRANOVA DA SIBARI – “Nessuna ragazza dovrebbe aver paura a dire di NO. I No fanno crescere, non dovrebbero scatenare la violenza”.

 

Sono le parole con cui si conclude la nostra intervista alla mamma di Maria Ida, la giovane donna di 28 anni di Terranova da Sibari che nella notte tra il primo e il due giugno è stata aggredita da un uomo che, secondo quanto raccontato dalla famiglia, diceva di essere suo amico ma non avrebbe accettato la sua decisione di non intraprendere una relazione sentimentale con lui.

Erano amici – racconta la madre –. Anche lei non riesce a capacitarsi di come sia stato possibile un gesto del genere. Continua a chiedersi il perché”.

 

Dopo l’ennesima discussione, l’uomo avrebbe colpito Maria Ida più volte alle spalle con un coltello. La giovane, fortunatamente, non è in pericolo di vita, ma resta profondamente segnata e sotto shock per quanto accaduto.

 

Le sue urla erano strazianti – racconta la madre –. Possibile che nessuno l’abbia sentita? Che nessuno sia intervenuto?”. La donna ha ascoltato l’audio registrato dalle telecamere di sicurezza presenti nella zona, ma confessa di non aver trovato la forza di guardare le immagini.

A prestare i primi soccorsi alla giovane è stato un amico, accorso sul posto dopo l’aggressione. Maria Ida è stata poi trasportata al pronto soccorso dell’ospedale Ferrari di Castrovillari, dove ha ricevuto le cure necessarie.

 

Il giovane è stato fermato dai carabinieri di Castrovillari e nei suoi confronti è stata ipotizzata l’accusa di tentato omicidio.

 

“Noi speriamo che sia fatta giustizia – conclude la zia – non solo per mia nipote, ma per tutte quelle ragazze che devono sentirsi libere di dire NO”.

 

La vicenda richiama ancora una volta l’attenzione sul tema della violenza di genere: il rifiuto di una donna non è mai una provocazione né un’offesa, ma un diritto che deve essere rispettato e tutelato.